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venerdì 3 agosto 2012

Cineforum – Piccoli e grandi film d'ogni tempo (IV)

(Nota a margine (ne farò parecchie in questi primi post, per soddisfare le perplessità di chi non mi conosca): poiché questo blog è l'ideale continuazione del precedente, la numerazione delle categorie che la possedevano prosegue anziché ripartire da uno; non stupitevi dunque di questa quarta scheda film).



Il pranzo di Babette (Babettes gæstebud, Danimarca, 1987, col, 102 min)
Regia: Gabriel Axel
Interpreti: Stéphane Audran, Birgitte Federspiel, Bodil Kjer, Jarl Kulle, Jean-Philippe Lafont, Bibi Andersson
Soggetto: Isak Dinesen (Karen Blixen), dall'omonimo racconto
Sceneggiatura: Gabriel Axel
Fotografia: Henning Kristiansen
Musiche: Per Nørgaard




In paradiso, Babette, voi sarete la grande artista
che Dio ha voluto foste.
Oh, come incanterete gli angeli!

La trama: In un villaggio danese di fine ottocento le belle figlie (Federspiel e Kjer) del rigido e un po' dispotico decano protestante, che le ha battezzate Martina e Filippa in onore di Martin Lutero e di Filippo Melantone, dedicano tutta la vita, anche e soprattuto dopo la morte del padre, alla cura spirituale della piccola comunità, rinunciando ad ogni ambizione terrena e anche all'amore, l'una per lo scapestrato ufficiale di cavalleria Lorens Lowenhielm (Kulle), l'altra per il raffinato cantante lirico francese Achille Papin (Lafont).
Anni dopo la morte del decano, bussa alla loro porta una parigina, Babette Hersant (Audran), ex communard perseguitata dalla reazione, che reca una lettera di raccomandazione di Achille Papin; le due sorelle l'accolgono al loro servizio, trattandola più come una della famiglia che come una domestica, benché un po' turbate dal dover dividere il tetto con una papista (come i protestanti rigorosi chiamano i cattolici).
Babette si fa benvolere in breve da tutti gli abitanti del villaggio; dopo aver vinta una grossa somma ad una lotteria francese alla quale gioca da anni, chiede alle due sorelle di poter organizzare a sue spese un vero pranzo francese per festeggiare, come d'uso ogni anno, l'anniversario della nascita del decano. I preparativi del pranzo lasciano sbigottiti e scandalizzati i paesani, che vedono giungere carriole cariche di tartarughe vive e quaglie in gabbia, e turbano i sonni delle due sorelle, già addolorate nell'assistere ai continui litigi dei loro protetti, che non riescono a tenere a freno con la stessa autorità del padre, e timorose di accogliere le tentazioni del demonio in casa propria con quei cibi inusitati e peccaminosi.
Al pranzo, i perplessi commensali scioglieranno ben presto i loro dubbi e si lasceranno contagiare dalle delizie esotiche cucinate da Babette e dalle abbondanti libagioni di raffinati vini francesi che le accompagnano, pur non riuscendo a comprenderle del tutto; solo Lorens Lowenhielm, ormai generale, tornato in visita al villaggio e a sua volta ospite alla cena, riconoscerà, sbigottito, nella mano dell'invisibile cuoca quella di uno dei più grandi chef francesi, da lui conosciuto ed apprezzato a Parigi.
E anche le sorelle grideranno al miracolo vedendo, alla fine del pranzo, il loro piccolo gregge abbracciarsi in un impeto di affetto che sembrava ormai scomparso da tempo.

Il commento: Un regista poco conosciuto firma un autentico gioiello di sensibilità e di poesia; con stupefacente precisione e modestia, Gabriel Axel ricalca la sceneggiatura, quasi parola per parola, sul racconto originale di Karen Blixen, giungendo al punto di ricorrere ad una voce narrante fuori campo che legge lunghi estratti dal racconto stesso.
Il risultato, lungi dall'essere stucchevole o artificioso come ci si potrebbe aspettare, conduce per mano – grazie al tocco lieve e rispettoso, ma al tempo stesso sicuro, del regista – lo spettatore in una narrazione dove tutto è perfetto: dalla fotografia, i cui colori tenui e sfumati richiamano quadri d'autore e rivestono di un fascino sottile i paesaggi danesi, alla recitazione, sempre sommessa e sottotono, dei bravissimi interpreti, che incorniciano a dovere il risalto della protagonista.
Indimenticabili alcuni momenti del film: il duetto del “Don Giovanni” tra Achille Papin e una delle sorelle, carico di una grazia estrema e percorso da sottili e trattenuti brividi di erotismo, tutto recitato in francese (e onore, una volta tanto, all'editore italiano che ha evitato un inopportuno doppiaggio!); la lunga sequenza del pranzo, coi commensali dapprima stupiti, poi estasiati dalle prelibatezze loro cucinate, e col generale Lowenhielm che sospetta di aver perso il senno nel riconoscere, nello sperduto e frugale villaggio danese, vini e cibi della grande cucina francese, e che alla fine improvvisa un commosso discorso sulla grazia divina che i commensali capiranno poco ma apprezzeranno molto.
Impossibile da descrivere, invece, il perfetto equilibrio tra malinconia e sorriso, tra commozione ed umorismo, che pervade tutto il film e che regista e interpreti riescono a rendere con singolare efficacia.
Meritatissimo l'Oscar per il miglior film straniero ottenuto nel 1988, così come la menzione speciale della giuria al Festival di Cannes 1987; per la bravissima Stéphane Audran, solo il Premio Robert (un riconoscimento dell'accademia cinematografica danese istituito nel 1984) per la migliore attrice protagonista nel 1988.

Curiosità: Isak Dinesen è sì uno pseudonimo utilizzato da Karen Blixen, ma fa riferimento al suo vero cognome: la scrittrice danese si chiamava infatti Karen Christentze Dinesen, baronessa von Blixen-Finecke; il titolo nobiliare le venne dal marito (e cugino) Bror von Blixen-Finecke, che sposò nel 1914 e dal quale divorziò nel 1921.

Un saluto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò