Intestazione



Le mie citazioni preferite

C'è gente che possiede una biblioteca come un eunuco un harem (Victor Hugo)
Il mediocre imita, il genio ruba (Oscar Wilde)
Amicus Plato, sed magis amica veritas – Mi è amico Platone, ma ancora più amica la verità (Aristotele)
Se devi parlare, fa' che le tue parole siano migliori del silenzio (Antico detto cinese)
Contro la stupidità neppure gli dei possono nulla (Friedrich Schiller)
Disapprovo le tue opinioni, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di esprimerle (Voltaire)
Lo stolto ha solo certezze; il sapiente non ha che dubbi (Socrate)
Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole (Ennio Flaiano)

sabato 25 agosto 2012

Note tecniche di HTML

Sono un po' indeciso se pubblicare queste note in un post fantasma da cancellare quando non servirà più o se lasciarlo come post normale. Per ora abilito i commenti: deciderò in base alle vostre reazioni.
Noto un diffuso disagio da parte di molti utenti nell'utilizzo del form dei commenti di Blogspot (e su Wordpress è praticamente la stessa cosa, anche se ho il sospetto che qualcosa in più – ad esempio inserire foto – si possa fare, ma non ho approfondito), in particolare sulla formattazione del testo e sull'inserimento dei link; me ne stupisco perché quasi tutti sono ex splinderiani, e su Splinder abbiamo avuto tutti a lungo lo stesso problema; e com'è che là nessuno si lamentava?
In ogni caso spero di fare cosa utile condividendo le (poche) cose che so su questo argomento:
  • il form dei commenti non è né più né meno che una pagina HTML; quindi accetta unicamente testo e comandi esplitici (i famosi tag); non esiste un editor come quello che si vede nella pagina di compilazione dei post (iobloggo invece ce l'ha, ad esempio, come l'aveva l'ultima versione di Splinder);
  • il formato tipico dei tag è:
    <tag>corpo del tag</tag>; il primo dei comandi apre il tag, il secondo (quello con la barra) lo chiude;
  • i tag accettati da Blogspot nei commenti sono (a quanto ho capito) solamente tre: grassetto, corsivo e link; quindi toglietevi dalla testa di poter inserire sfondi, immagini, audio o video perché non li accetta.
In dettaglio, come funzionano i tag?
grassetto: si scrive:
voglio scrivere queste <b>due parole</b> in grassetto
e si ottiene:
voglio scrivere queste due parole in grassetto
corsivo: si scrive:
voglio scrivere queste <i>due parole</i> in corsivo
e si ottiene:
voglio scrivere queste due parole in corsivo
link: questa è un filo più complicata; la sintassi del tag è:
<a href="indirizzo del link">corpo del link</a>
dove indirizzo del link = URL della pagina dove deve portare il link (basta copiarlo dalla barra degli indirizzi del browser)
e corpo del link = la/le parola/e su cui si deve cliccare per andare all'indirizzo desiderato.
Esempio: se voglio un link che porti alla home page del mio vecchio blog (non uso il nuovo perché ci siete già, mentre state leggendo) scriverò:
voglio che cliccando <a href="http://amezzanotteinpunto.iobloggo.com/">QUI</a> si vada al mio vecchio blog
e otterrò:
voglio che cliccando QUI si vada al mio vecchio blog
(provate a farlo...)
Nota conclusiva: una delle cose che mi piacciono di Blogspot è che (a differenza di Splinder e di Wordpress) il form dei commenti ha un'anteprima ed è controllato: se tentate di pubblicare un commento con un tag non chiuso o inserito scorrettamente il sistema vi blocca e produce un messaggio di errore; quindi verificate sempre l'anteprima prima di inviare un commento.
Su Wordpress bisogna stare più attenti, non è controllato e se si digita in modo non corretto il commento viene pubblicato lo stesso, ma può diventare un pastrugno inguardabile.
Con la speranza di aver fatto cosa utile per qualcuno, e scusandomi invece con quelli che queste cose le sanno meglio di me, e che quindi si sono annoiati a leggermi,
un saluto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò

giovedì 23 agosto 2012

Modi di dire (V)

(Nota a margine: anche questo post riprende una rubrica curata parecchio tempo fa – le precedenti puntate QUI, QUI, QUI e QUI – e abbandonata per esaurimento degli argomenti. Alcune recenti discussioni su blog amici me ne hanno suggeriti altri, quindi vado avanti).
 
Nascere con la camicia: vale essere una persona fortunata, ma l'origine del detto è controversa.
C'è chi lo fa derivare dal corredino del neonato che solo le famiglie abbienti, in passato, si potevano permettere, mentre i bimbi del popolo venivano avvolti in rozze fasce; starebbe perciò per nascere con la camicia pronta per essere indossata, simbolo, quindi, di agiatezza.
Un'altra ipotesi ugualmente convincente (e secondo me più suggestiva) fa riferimento a quei rari parti nei quali il neonato viene alla luce avvolto dal sacco amniotico, che erano considerati nell'antichità, proprio per il fatto di essere rari, di buon auspicio per il piccolo.
 
Stato interessante: questo detto, riferito alle donne in attesa di un figlio, è a mio avviso davvero difficile da interpretare.
Che si tratti di un eufemismio è addirittura ovvio: nel bigotto linguaggio del passato termini come gravida e pregna (tecnicamente ineccepibili) erano considerati volgari e sconvenienti, tanto da essere del tutto abbandonati in riferimento agli esseri umani e riservati agli animali (una vacca gravida, una pecora gravida si dice ancora oggi); anche incinta (non cinta, cioè impossibilitata ad usare la cintura per l'ingrossamento del ventre secondo alcuni; secondo altri dal participio passato del verbo latino incingere, cingere intorno) è già un eufemismo, ma anch'esso era considerato troppo diretto; ed ecco quindi nascere altre espressioni per riferirsi ai periodi connessi al parto: dolce attesa, stato di grazia, lieto evento, tutti dal significato trasparente... e poi quello strano stato interessante...
Tutti i tentativi d'interpretazione che ho trovati in giro – dall'interesse che una donna prova per se stessa in un momento particolare, all'essere più interessanti agli occhi degli uomini di fronte al mistero della maternità – mi sembrano campati in aria. In ultima analisi il più convincente, se pure arzigogolato, mi appare quello dato dall'Accademia della Crusca, che lo considera un francesismo, forgiato per calco linguistico sul francese intéressant, che contiene – o conteneva nel francese antico –  anche l'accezione importante. Si tratterebbe quindi di uno stato importante nella vita di una donna.
 
Saltar di palo in frasca: lo si dice di chi, nel corso di una conversazione, cambi d'improvviso argomento senza un'apparente giustificazione. L'interpretazione più diffusa fa riferimento al palo come simbolo d'insegna nobiliare, e alla frasca come insegna d'osteria: significherebbe dunque passare ad argomenti tra loro diversissimi.
La trovo sinceramente argomentazione eccessivamente ricercata e artificiosa: preferisco invece una visione molto più bassa e contadinesca del termine: nei campi si trovano sempre affiancati i pali (della vigna) e le frasche (degli alberi attorno o della vigna stessa), e gli uccelletti svolazzano incessantemente posandosi ora sugli uni ora sulle altre, dando l'apparenza, ai nostri occhi umani, di non volersi mai decidere su quale appoggio scegliere definitivamente.
 
Fare la corte – fare il filo: più classico il primo, più moderno il secondo, sono comunque sinonimi nel significato di seguire assiduamente qualcuno/a con intenti amorosi.
Nell'origine però fare la corte non aveva significato amoroso: si riferiva ai cortigiani, coloro cioè che facevano parte della corte del signore di turno e che lo seguivano assiduamente e lo adulavano per ingraziarsi i suoi favori; passò poi nell'uso comune riferito ad un simile tipo di comportamento nei confronti di una persona dell'altro sesso, a fini non più di interesse ma bensì amorosi.
Di gran lunga più complicato fare il filo, diffuso soprattutto nel linguaggio giovanile della seconda metà del secolo scorso. Le interpretazioni sono molteplici e tutte di un certo interesse: la più immediata paragona il corteggiatore che tenta di adescare la persona amata al ragno che fa il filo per tessere la tela dove intrappolerà la preda; suggestiva una storia (leggenda?) su un gruppo di abili ballerini bolognesi di inizio '900 che filavano in continuazione tra le balere dei vari quartieri in cerca di ragazze da corteggiare, e che furono chiamati filuzziani.  Fare il filo deriverebbe da loro.
Personalmente azzarderei anche un'etimologia più colta, notando che, mentre fare la corte, corteggiare, corteggiamento  e  corteggiatore sono tutti semanticamente equivalenti,  fare il filo, filare e filarino non lo sono; in particolare filare e filarino rappresentano un passo avanti rispetto a chi fa il filo, riferendosi a persone che hanno già un rapporto amoroso in atto (in genere lo si dice di coppiette molto giovani); sicché potrebbe esserci un richiamo al greco philìa, amore, presente in molti termini italiani come filosofia, filantropia, filatelia... e fare il filo potrebbe anche avere una derivazione inversa, cioè aspirare a "filare" con qualcuno/a. Un po' fantasiosa, ma l'idea mi piace...

Un saluto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò

martedì 21 agosto 2012

Intervallo (Revival XXXV)

Ricorrono oggi sette anni dalla morte di Robert Arthur Moog, ingegnere statunitense considerato l'inventore (o in ogni caso il perfezionatore) del sintetizzatore musicale a tastiera che da lui prese il nome.
Sulla base di questa ricorrenza, avevo intenzione di fare un post – piuttosto ambizioso – sulla storia della musica e della strumentazione elettromeccanica/elettronica, dall'organo Hammond ai campionatori al Theremin al Mellotron... fino al Moog, per l'appunto.
Poi non me la sono sentita: siamo reduci da due post davvero impegnativi (per me e per i miei ospiti), avrei mandati tutti in apnea in quella ridda di termini tecnici e in quella selva di link che avevo in mente; e in più avevo poco tempo; e poi fa un caldo... ma lasciar passare una ricorrenza interessante mi spiaceva.
E allora mi limito a regalarvi un po' di musica (ovviamente sul tema): un intervallo leggero e sorridente da ascoltare magari mentre si gira su altre pagine in rete.

Primo video: una rivisitazione del classico Amazing grace (chi voglia saperne di più su questa antichissima canzone legga QUI) incisa nel 1972 da Federico Monti Arduini – alias Il guardiano del faro – col titolo Il gabbiano infelice. Il brano che più d'ogni altro ha contribuito a far conoscere il moog in Italia.



E due: l'indimenticabile Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi (un'interessante cover di Franco Battiato è stata recentemente citata sul blog di Linda).



Per finire: un altro leggendario assolo di moog, in The final Countdown degli svedesi Europe.



Ce ne sarebbero ancora, ma appesantirei troppo la pagina... e allora vi lascio un altro paio di link, per chi ne avesse ancora voglia (e me ne aspetto altri dai commenti, sono sincero!):
Emerson Lake & Palmer in Quadri di un'esposizione di Modest Musorgskij
Oxygene IV di Jean Michel Jarre

Buon ascolto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò

domenica 19 agosto 2012

Interviste (2) – A me stesso

Già due o tre commentatrici del post precedente (o nei loro commenti, o sui loro blog o altrove) mi hanno chiesto di intervenire e di partecipare al gioco in prima persona.
Lo faccio in un post (privilegi del titolare di un blog!) anziché in un commento; chi voglia continuare il gioco può commentare indifferentemente nel post precedente (per maggiore uniformità) o in questo (per maggiore snellezza: la lista dei commenti si sta allungando all'inverosimile). Insomma scegliete voi.
Poiché nessuno mi ha poste domande diverse risponderò alle mie; troverete – anche per rispetto alla brevità – dei link a miei post precedenti, il che mi pare spontaneo, visto che, come ha giustamente notato la povna in un suo commento, tali domande se l'è poste praticamente ogni blogger che si rispetti, e in qualche modo ha pure risposto nel corso della sua avventura blogghistica; scopo di questo gioco è, per l'appunto, accorpare tali risposte e confrontarle.
E dunque, si vada a cominciare...

  1. perché un blog? quali sono state le tue motivazioni nell'affacciarti per la prima volta in blogosfera? 
    R: dire "la disperazione" sarebbe eccessivo, "la noia" troppo poco. In ogni caso stavo male (anche e soprattutto psicologicamente) in quel periodo; un'amica della vita reale, già blogger da tempo su Splinder, tentava di convincermi ad aprire a mia volta un blog, ottenendone sempre netti rifiuti: ero diffidente nei confronti della rete, la consideravo luogo da adolescenti brufolosi e arrapati e da casalinghe inquiete (proprio così le dissi!); infine, in una sera particolarmente cupa, mi decisi a cliccare su quel crea il tuo blog gratis che occhieggiava in fondo alla home page di Splinder, convinto che mi sarei stancato in pochi giorni, se non ore...
    Dopo una settimana, come dissi
    QUI, stavo già cambiando idea...
  2. quando? da quanto tempo gestisci un blog?
    R: dal 4 Dicembre 2006
  3. quante volte? (sì, lo so che sembro un po' il prete nel confessionale... ma un po' di confessione in questo gioco ci sta) quante piattaforme hai cambiate? quali? perché? quali ti sono piaciute di più e quali meno?
    R: due, su Splinder fino alla chiusura, poi su Blogspot; per riprendere ho provato anche Wordpress, iobloggo e logga.me, nessuna mi è piaciuta in particolar modo e ho scelto il male minore; mi piaceva Splinder per la sua community piuttosto chiusa e unita, il che aveva però i suoi svantaggi, e ne parlerò più avanti;
  4. più delusioni o piacevoli sorprese nella tua vita in blogosfera?
    R: in assoluto inaspettate e piacevoli sorprese; me ne sono accorto subito – come dico
    QUI e QUI, ad esempio – e come l'esperienza successiva e anche recente mi ha confermato;
  5. quante volte hai pensato di rinunciare e hai cambiata idea?
    R
    : una sola: devo ammetterlo, presi la chiusura di Splinder come una sorta di tradimento; la sua comunità chiusa che rendeva difficoltoso il colloquio con gli utenti di altre piattaforme – e per converso molto stretto e immediato quello con gli altri splinderiani, con le liste amici (che rimpiango ancora adesso), i PVT, le lucine che segnalavano la presenza in rete, la lista commenti propri (anche questa mi manca) – mi fece pensare che, spostandomi/ci su altre piattaforme, il gruppo si sarebbe inevitabilmente frammentato e disperso in mille rivoli.
    Non era vero, le piattaforme su cui siamo ora sono di gran lunga più aperte e comunicano tra loro con facilità, e in definitiva mi sono un po' pentito per aver aspettato tanto; e ringrazio pubblicamente chi (Elisa, Katherine, Violetta, Linda, Titti... e se dimentico qualcuno mi perdoni) mi ha affettuosamente incoraggiato a riprendere;
  6. descrivi il perché del tuo nickname (e del tuo avatar, se vuoi);
    R: il mio nickname in rete è stato per lungo tempo Lion (ancora oggi, su Messenger, per salutare ho un leoncino che agita la zampina invece del solito Ciao animato che usano tutti); me lo appioppò una collaboratrice di quando dirigevo una rivista, che a sua volta si firmava The Tiger, e mi piacque. Splinder fu il primo sito a rifiutarmelo, in quella famosa sera; non volli interrompere la registrazione e dovetti inventarmi lipperlì qualcosa di nuovo; il primo che funzionò fu Cosimopiovasco, suggeritomi dal fatto di aver appena terminato di scrivere un articolo sui personaggi di Italo Calvino. In seguito mi ci affezionai talmente da usarlo in continuazione; oggi sono Cosimo per tutti, in rete.
    L'avatar è un'illustrazione che trovai in rete tempo prima e che avevo già usata per una rubrica della rivista di cui sopra; mi piaceva il suo simbolismo delle pagine del libro che volano a comunicare emozioni nel mondo. Dopo che (abbastanza presto) il mio anonimato di blogger si dissolse, avrei anche potuto usare una foto (e qui su Blogspot c'è, nel Chi sono), ma a quel segno distintivo non ho più voluto rinunciare.
  7. hai mai cancellato un commento o bloccato un utente? se sì, perché?
    R: commenti ne ho cancellati tanti, ma sempre e solo per cause tecniche, e non ho mai bloccato nessuno; assertore come sono del vietato vietare, accetto di ricorrere alla violenza (e cancellare  – o anche solo moderare – i commenti per me È una forma di violenza, o comunque di censura) solo in casi estremi di legittima difesa, e per fortuna non ne ho avuto bisogno. La mia massima forma di intolleranza la potete leggere
    QUI.
  8. scrivi più per te stesso/a o per gli altri?
    R: se scrivessi per me stesso terrei un diario chiuso a chiave e non lo farei leggere a nessuno, cosa che non ho mai fatta neppure nell'infanzia. Domanda superflua nel mio caso, ma l'ho inserita notando quanto sia vivo in rete il dibattito su questo argomento;
  9. che cosa pensi dei blog privati?
    R: di primo acchito anch'io li considero ossimori, contraddizioni in termini... ma al solito non mi sento di generalizzare: il mio blog ha fatto in fretta a diventare completamente pubblico, rivelando nome data di nascita foto biografie interviste e quant'altro su di me... Ma ne conosco alcuni per i quali la segretezza e l'anonimato sono questioni vitali; e non solo in senso metaforico, i proprietari rischierebbero grosso ad essere identificati; ed è praticamente impossibile scrivere di se stessi in assoluta sincerità senza lasciare qualche traccia che potrebbe permettere l'identificazione... Quindi in casi estremi li considero una triste necessità... anche se sinceramente sospetto che al 90% si tratti di un atteggiamento... sì, insomma, un tirarsela un po'...
  10. racconta un aneddoto (o due, o tre...) particolarmente significativo della tua vita in blogosfera.
    R: Il primo (entrambi sono legati al mio nick): incontrai tempo fa una blogger che aveva intitolato il suo blog La moglie di Cosimo. Commentai ovviamente con qualcosa come "Oh, bella! Mica lo sapevo di avere una moglie su Splinder!". Ne nacque una simpatica corrispondenza su entrambi i blog che si guastò tuttavia quasi subito: caratteri spigolosi entrambi, non gradimmo alcune osservazioni fatte dall'altro/a e polemizzammo un po'... In modo comunque garbato, intendiamoci, senza ban né cancellazione di commenti, ma la reciproca frequentazione si affievolì fino a cessare del tutto.
    Il secondo: in una delle tante catene (di cui questa potrebbe anche essere un esempio) si chiedeva di rispondere a domande personali citando titoli di libri. Un tale rispose alla prima domanda "Sei maschio o femmina?" con "Il barone rampante". Intervenni sul suo blog con aria fintamente arrabbiata invocando il copyright e diffidandolo dall'usare quel titolo che spettava solo a me. Anche in questo caso ne venne fuori uno scambio di battute che fece sorridere pure gli altri visitatori. Ma anche con lui non s'instaurò mai una vera amicizia, ci perdemmo di vista abbastanza in fretta.
Un saluto e un sorriso dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò

sabato 18 agosto 2012

Interviste – Perché un blog

Dedicato a Sheryl


Per sua stessa ammissione, non è stata Sheryl a inventare questo progetto; ma io l'ho scovato su un suo POST, e i miei debiti sono uso riconoscerli.
Come mia abitudine, cambio le regole a mio piacimento, e dunque:
  • il gioco consiste nell'intervistare una serie di blogger amici;
  • chi è intervistato deve rispondere alle domande con un commento sul post dell'intervistatore;
  • è facoltativo proseguire il gioco, cioè ripubblicare le risposte sul proprio blog e, se gradito, coinvolgere altri amici (mi piacerebbe che chi lo fa lasciasse traccia nel commento, per permettere a tutti di andare a leggere);
  • è ugualmente facoltativo modificare le domande, cancellarne alcune e aggiungerne di nuove;
  • le domande sono le stesse per tutti, sono evitati riferimenti diretti ad un blog in particolare (almeno nella mia versione), quindi devono essere il più possibile universali.


Ed ecco le dieci domande che rivolgo ai miei amici (le domande sono in grassetto, le aggiunte in carattere normale sono esplicative):
  1. perché un blog? quali sono state le tue motivazioni nell'affacciarti per la prima volta in blogosfera?
  2. quando? da quanto tempo gestisci un blog?
  3. quante volte? (sì, lo so che sembro un po' il prete nel confessionale... ma un po' di confessione in questo gioco ci sta) quante piattaforme hai cambiate? quali? perché? quali ti sono piaciute di più e quali meno?
  4. più delusioni o piacevoli sorprese nella tua vita in blogosfera?
  5. quante volte hai pensato di rinunciare e hai cambiata idea?
  6. descrivi il perché del tuo nickname (e del tuo avatar, se vuoi);
  7. hai mai cancellato un commento o bloccato un utente? se sì, perché?
  8. scrivi più per te stesso/a o per gli altri?
  9. che cosa pensi dei blog privati?
  10. racconta un aneddoto (o due, o tre...) particolarmente significativo della tua vita in blogosfera.
Non nomino nessuno direttamente, ma spedirò un invito circolare a tutti gli amici in rete; se dimentico qualcuno mi perdoni e, se gli piace, partecipi; allo stesso modo può partecipare chi passasse da qui per caso.
Ovviamente non do il buon esempio: troverei perlomeno ridicolo intervistare me stesso. Ma se qualcuno è curioso può tranquillamente rimbalzarmi il gioco, con le stesse domande o con altre, non mi sottrarrò.

Un saluto dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò